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Mission

  • netrising
  • 3 Febbraio 2020

Esistono ancora i Medici che vivono il loro lavoro come una missione?

Esistono ancora quelle figure carismatiche e magiche che mettono a disposizione degli Altri il proprio lavoro, la professionalità, le loro capacità umane e cliniche per mitigare le sofferenze, dare conforto e cura?

Non so rispondere precisamente a questa domanda, ma so esattamente cosa penso e provo quando lavoro, mentre parlo con un paziente, cosa mi induce ad ascoltarlo, ad accogliere il suo vissuto e a trovare in me l’energia mentale e professionale per diventare per lui uno strumento di aiuto e di benessere.

All’entusiasmo irrazionale dei primi anni dopo il conseguimento della laurea in medicina, ha preso posto la consapevolezza di non poter aiutare tutti… Di non poter “salvare il mondo”…

Questa, per certi aspetti triste presa di coscienza, è frutto dell’esperienza maturata in molti anni di lavoro, della consapevolezza dei miei limiti umani e professionali, della disponibilità che, pur offerta in modo totalitario al paziente, mi ha esposto ai suoi abbandoni e alle sue ricadute che, ogni volta, m’inducono alla riflessione e alla valutazione del mio lavoro.

Ho scelto di seguire un comportamento deontologico severo, pulito, onesto…in una società d’imbroglioni e inventori della dieta miracolosa e del metodo strepitoso e rapido per dimagrire, io ho scelto di tenermi aggrappata alle radici della Medicina Nutrizionale che detta regole di buon senso, moderazione e costanza.

La primissima esperienza presso il centro antidiabetico – a stretto contatto con una patologia cronica- mi ha insegnato che per raggiungere risultati sani e duraturi è necessario che anche il paziente con patologia correlata al peso (sovrappeso e obesità, patologie anch’esse croniche), venga a conoscenze delle dinamiche metaboliche e biochimiche che reggono e dirigono la fisiologia dell’organismo umano e rispetti le regole che sottintendono all’equilibrio straordinario che rende un corpo sano in armonia con la sua parte emotiva.

Conoscenza, pazienza, coerenza, organizzazione, motivazione … Le parole chiave del mio operato che suggerisco a chi sceglie di mettere nelle mie mani il suo disagio e il suo desiderio di migliorarsi per ritrovare il benessere perduto.

Empatia, disponibilità, ascolto attivo, apertura mentale e grande desiderio di essere e sentirmi efficace, gli strumenti che utilizzo con ogni singolo paziente.

Lavorare a stretto contatto col malessere che deriva dal non stare bene in senso al proprio corpo, sia per patologie cibo correlate ben precise, sia per un malessere che sembra non trovare una definizione precisa pur essendo molto reale e doloroso per chi la prova, mi ha indotto, nel tempo, ha interessarmi in modo sempre più approfondito ai disturbi del comportamento alimentare.

Il continuo e piacevole desiderio di studiare e arricchire la mia conoscenza nell’immenso mondo del cibo e del disagio ad esso correlato, mi ha reso più sensibile e più attenta.

Il rispetto per la componente umana e psicologica del paziente trova nel soggetto con DCA la sua massima manifestazione : grande partecipazione, presenza, disponibilità e fortissimo desiderio di aiutarlo a uscire da un disagio così forte.

Non tutto va sempre come vorrei, ovviamente.

In tanti anni oramai di lavoro e di clinica ambulatoriale ho incontrato anche qualche difficoltà e qualche insuccesso che conservo nel cuore come una personale piccola ferita.

Eppure non mi sono mai arresa e quella grinta e quell’entusiasmo di andare avanti nella lotta quotidiana contro quanto di sofferente e patologico si cela dietro all’utilizzo malsano del cibo, continua quotidianamente rinforzato, se possibile, dalla maturità anagrafica e professionale.

Amo molto il mio lavoro.

Amo la relazione con la gente, ascoltare, entrare nella storia delle persone, contribuire alla serenità altrui, partecipare alla soluzione del disagio e della sofferenza con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione di chi affronta mille difficoltà per curare ferite sanguinanti e malattie endemiche ai margini del mondo e per questo definito da molti ”missionario”.

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