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Il colore delle bugie

  • netrising
  • 26 Agosto 2019

Di un disturbo alimentare si può morire….si può vivere… si può guarire!

Si muore quando l’organismo, capace di raggiungere importantissimi livelli di resistenza e di compenso, non riesce più a far funzionare cuore e cervello.

Dopo averci provato in tutti i modi, risparmiando su qualunque azione, persino sul battito del cuore e dopo aver utilizzato qualunque cosa per produrre energia, come un naufrago che brucia tutto quello trova nell’isola deserta e spoglia in cui si trova.

Di un disturbo alimentare si può morire quando il caos è irrecuperabile: il corpo inesistente, il cuore lento e la mente completamente vuota.

Ma di un disturbo alimentare o con un disturbo alimentare si può vivere e vivere a lungo… Per sempre.

La vita si adatta, il corpo si accontenta,  la mente si adagia.

Il protagonista è il disturbo alimentare: il resto gli gira intorno.

Le scelte, i comportamenti, i pensieri, così come le amicizie, le abitudini, i rapporti affettivi si adeguano e si accomodano trovando un proprio posto, ruolo, modo nella vita di chi vive con un disturbo alimentare.

La vita potrebbe essere limitata e semivuota: no figli, no responsabilità, poche esperienze.. Tutto fa spesso paura, come viaggiare, osare, assumere ruoli professionali che richiedono un investimento di tantissime energie mentali.

Il soggetto è impegnato a “tenersi in equilibrio” dentro al disturbo per cui manca il tempo e l’energia per fare molto altro. La disistima per se stesso, il sentirsi sempre inadeguato, poco capace, poco all’altezza ( anche se spesso non è così… Anzi…) tiene chi vive con un disturbo alimentare ai margini della vita e molto molto spesso nascosto ai suoi stessi occhi da un sacco di non-verità che hanno perso, col tempo,  il colore delle bugie.

I più fortunati riescono a godere di parentesi di vita per così dire normale. Le loro qualità sono spesso di elevato livello e pertanto riescono a ritagliarsi frazioni di vita che mima da vicino quella di chiunque altro. Si laureano, si sposano, si circondano di affetti e la loro vita sembra apparentemente come quella di chi non ha mai sofferto di un disturbo alimentare anche se loro, nel loro intimo, sanno perfettamente che certe cose sono rimaste: i pensieri, le paure, i rituali, le incertezze e quel malessere di fondo che abita dentro i loro vestiti e che, inaspettatamente, molte volte riaffiora.

Di un disturbo alimentare però si anche guarire… Eccome!

Gli strumenti indispensabili sono: consapevolezza della malattia, terapeuta dell’alimentazione e psicologo preparati, formati, capaci e dotati non solo degli strumenti tecnici, ma anche dell’esperienza e delle qualità umane indispensabili per lavorare con un paziente affetto da disturbo alimentare.

La tempestività della diagnosi fa – come per qualunque altra malattia- una differenza enorme, così come il ruolo della famiglia di appartenenza che deve essere capace di affrontare, assieme ai terapeuti, quanto è necessario per far fronte alla malattia fino alla guarigione.

Il tempo è una discriminante di incredibile importanza, eppure ancora oggi si tiene nascosto, si nega e si attribuiscono scuse o giustificazioni delle più disparate, per il comportamento strano del proprio figlio a tavola.

Ad ogg in moltissime classi delle scuole medie e superiori ci sono almeno uno-due e a volte anche più casi di ragazzi francamente ammalati e sempre più spesso anche nelle scuole medie inferiori. E anche ora, anche oggi si stenta a capire (o a voler capire) quando il disagio interessa anche se stessi o il proprio figlio o figlia… Per scaramanzia? O incredulità ? Che una malattia così spaventosa e spesso angosciante si sia infilata nella  propria vita.

Dott.ssa Stefania Zamuner

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